Record di bracciate solidali per la diciottesima “24 ore del donatore”, la staffetta a nuoto organizzata dai donatori di sangue di Fidas Verona, in collaborazione con Fidas nazionale e Fidas Veneto. Dalle 16 di sabato 29 agosto alle 16 di domenica 30 agosto, per 24 ore non stop, ben 379 nuotatori provenienti da Veneto, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Campania si sono alternati ogni 15 minuti nella vasca Olimpionica delle Terme di Giunone di Caldiero (VR) per ricordare che il bisogno di plasma e di sangue non si interrompe mai.

In questa 18a edizione della staffetta i partecipanti hanno percorso 3.840 vasche, per un totale di 192 chilometri. Il record di vasche in un quarto d’ora l’hanno registrato Corrado Luci (trofeo assoluto maschile) e Irene Bresadola (trofeo assoluto femminile). Il trofeo Fidas Verona è stato assegnato al donatore di Fidas Verona della sezione di Golosine Riccardo Passigato, mentre il trofeo Fidas Nazionale è stato vinto da Ivan Zamberlan, di Fidas Vicenza. Il trofeo “Carletto Lanciai” è andato a una coppia che ha partecipato a ben 15 edizioni consecutive della “24 ore”: i coniugi Sabrina Valletta ed Enrico Pesenti.
Nei due giorni di sport e solidarietà sono state numerose le partecipazioni di atleti e istituzioni, che hanno sposato il messaggio di Fidas. Il tuffo di apertura è stato inaugurato da Nicola Martelletto, presidente di Fidas Verona, dal vicesindaco di Caldiero Francesco Fasoli, dall’assessore regionale Diego Ruzza e dal consigliere di Fidas nazionale, Feliciano Medeot.
Sono scesi in vasca anche quattro Vigili del Fuoco del Comando provinciale di Verona, appartenenti al gruppo sportivo “Ferroni”: Daniele Vicentini (presidente), Mattia Todeschini, Gabriele Servadio e Giuseppina Carone. In acqua anche Akkilic Senanur e Marco Savoia, dipendenti di Fresenius Kabi, multinazionale specializzata in farmaci e tecnologie per infusione e trasfusione, che per il secondo anno consecutivo ha sostenuto la “24 ore”. Tra i partner della manifestazione figurano anche il Comune di Caldiero, l’Azienda speciale Terme di Giunone e Acque Veronesi, che ha donato ai partecipanti acqua e borracce.
Il tuffo di chiusura è spettato invece alla nuotatrice delle Fiamme Oro Giulia Salin, ai nuotatori del circuito Master Enrico Visconti e Riccardo Neri e all’ex nuotatore e presidente della sezione Fidas Verona di Golosine Enrico Bresadola.
La “24 ore” di quest’anno ha segnato il record non solo di partecipanti, ma anche di volontari. «Sono stati ben 120, di tutte le sezioni Fidas Verona, quelli che hanno voluto dare una mano a questo evento molto sentito, contribuendo alla gestione delle iscrizioni, dell’allestimento e della copertura dei turni a bordo vasca», li ringrazia il coordinatore Cosimo Russo, consigliere provinciale e coordinatore della zona Est di Fidas Verona.
«Con la “24 ore del donatore” vogliamo ricordare che è importante che i donatori di sangue si alternino nei Centri trasfusionali per garantire sangue ed emocomponenti a chi ne ha bisogno – sottolinea Nicola Martelletto, presidente di Fidas Verona –. Grazie alla disponibilità dei donatori, che quando vengono interpellati rispondono sempre con prontezza, per tutta l’estate non ci sono mai state emergenze: l’unica carenza che si è verificata intorno a Ferragosto è stata risolta in pochi giorni. Invitiamo chi è in buona salute a prendere in considerazione questo gesto di altruismo: per donare basta avere fra i 18 e i 65 anni e pesare almeno 50 kg». Per informazioni: www.fidasverona.it.
Durante la manifestazione è stata sottolineata la necessità di migliorare la raccolta di plasma, per cui non si è ancora raggiunta l’autosufficienza a livello nazionale. Lo ricorda il consigliere di Fidas nazionale, Feliciano Medeot: «Anche quest’estate noi donatori abbiamo sempre risposto “presente” per garantire l’autosufficienza di sangue ed emocomponenti – ricorda –. Il Veneto è una regione importante sul fronte del dono, ma potenziare la donazione di plasma è un obiettivo nazionale: è fondamentale che donatori, trasfusionisti, rappresentanti della politica e dell’industria farmaceutica collaborino all’obiettivo strategico di arrivare all’autosufficienza di questo emocomponente».


