di Alberto Cristani (foto Nico Radu)
Dopo vent’anni di pallamano, Martina Mazzieri dice addio al campo giocato ma non al suo mondo. In questa intervista l’ex capitano della Pallamano Olimpica Dossobuono ripercorre la sua lunga esperienza, dai primi passi a Grosseto ai dieci anni vissuti a Dossobuono, fino alla scelta di appendere le scarpe al chiodo e riporre la pece nell’armadietto. Un bilancio fatto di emozioni, difficoltà, ripartenze e legami forti, con uno sguardo già rivolto al futuro da dirigente collaboratrice e, magari, a un nuovo ruolo nello sport.

Martina, alla fine hai deciso di salutare la pallamano. Cosa ti ha fatto decidere in tal senso?
Mi sono resa conto, sia alle finali di Chieti, sia agli ultimi allenamenti e al torneo estivo di Ferrara, che non gioco più come mi piacerebbe. La testa pensa una cosa, ma le gambe non la eseguono più come vorrei. È il segnale che è arrivato il momento di lasciare spazio alle nuove leve, alle ragazze più giovani che se lo meritano e che, ne sono sicura, sapranno rendere meglio di quanto riuscissi a fare io ultimamente.
Dieci anni a Dossobuono, una vita: ti ricordi come e perché sei arrivata e quali sono state le prime sensazioni?
Me lo ricordo benissimo. Avevo appena concluso l’ultimo anno a Teramo, dopo la laurea, e volevo avvicinarmi al Nord Italia, anche perché quello che poi è diventato mio marito viveva lì. Quando è arrivata la chiamata di Marco Beghini ci siamo visti d’estate e non ho esitato: avevo già visto la squadra crescere, giovane e affiatata. Era un ambiente sano e pieno di entusiasmo, il tipo di contesto che non avevo mai trovato prima.


