(di Donato Cafarelli) Tra i talenti emersi quest’anno nella formazione veronese di ciclismo juniores Autozai Contri c’è sicuramente il padovano Alberto Donà. Classe 2009, al primo anno nella categoria, Donà si è distinto con numerosi piazzamenti su strada – 2° alla Crono Festa dell’Uva e al Trofeo Granzotto, 3° al Trofeo Bottecchia e al Trofeo Cantine Moser – e due medaglie ai Campionati Italiani su pista: oro nella corsa a punti e bronzo nell’inseguimento a squadre. Donà sogna in grande e nel mentre si prepara per confermarsi nella prossima stagione.
Cosa ti porti via da questo 2026?
La stagione è stata abbastanza positiva. I primi mesi sono stati abbastanza duri, dovevo ancora abituarmi al cambio di categoria. Da giugno mi sono tolto un bel po’ di soddisfazioni e adesso mi sono ambientato.
Sei stato spesso protagonista in fuga. Ti consideri un attaccante?
Sì, preferisco le fughe o arrivi in gruppo ristretto. Non essendo molto veloce preferisco arrivare in pochi o ancora meglio da solo.

Alterni strada e pista, a quale ti sei avvicinato prima?
Ho iniziato nella categoria G2 su strada, dopo una volta che sono approdato al team Monselice ho cominciato la pista e mi è piaciuta.
Cosa ti dà la pista rispetto alla strada?
Lo spunto veloce che serve per finalizzare nelle corse su strada. In più c’è anche molta tecnica e tattica, ci vuole una bella mentalità.
Che gruppo è l’Autozai?
Mi sono trovato molto bene perché la maggior parte dei ragazzi li conoscevo già. Sono tutti molto simpatici e disponibili, quindi mi trovo benissimo.
La società è diventata satellite della Soudal Quick Step. Che motivazione vi sta dando?
Certamente è un privilegio essere in un team del genere. Capisci anche che dovrai impegnarti di più e cercare di dare il 100%.
Che obiettivi hai per il finale di stagione?
Vorrei ritrovare la condizione e finire in bellezza, ottenendo più risultati possibili sia miei che di squadra, per poi pensare all’anno prossimo.
Nel 2027 in cosa senti di dover fare uno step in più?
Dovrò sicuramente migliorare la parte invernale. Quest’anno l’ho presa, per errore, anche un po’ sotto gamba. Infatti i primi due, tre mesi li ho patiti, però adesso sono tornato e spero di continuare così l’anno prossimo.
Come hai iniziato ciclismo?
Da bambino ero, come dire, non iperattivo però avevo molte energie e i miei genitori hanno cercato uno sport per farmi impegnare. Da quando ho cominciato mi è sempre piaciuta e ho continuato.
Chi hai come riferimento, sia nella tua categoria che tra i professionisti?
Come compagno di squadra sicuramente Thomas Mariotto, che ha ottime doti in salita. Tra i professionisti, mi piace molto Remco Evenepoel.
Puoi scegliere una sola gara da correre, e magari vincere, in futuro. Quale?
Il mio sogno sarebbe riuscire a correre, e magari vincere, il Tour de France, o comunque un grande giro. Sono le mie corse preferite.
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