Cinque anni fa il San Zeno aveva più di venti squadre nel settore giovanile. Oggi ne è rimasta una, l’Under 14, oltre alla prima squadra. I numeri li dà il presidente Luigi Buchi, e a portare il caso in primo piano è stata la lettera di un genitore pubblicata dal Corriere di Verona.
Si chiama Federico Varrazzo e ha un figlio proprio nell’Under 14. Il suo appello è rivolto ad aziende, professionisti, imprenditori e istituzioni del territorio: aiutare il club a non perdere il vivaio. Per lui il San Zeno è «un presidio educativo e sociale», un posto dove un campo di periferia dà ai ragazzi qualcosa che va oltre il pallone.
La società è nata nel 1919 e gioca alla «busa», il campo ai Bastioni. Il nome più noto uscito da lì è quello di Damiano Tommasi, oggi sindaco di Verona. Veniva dalla Valpolicella e al San Zeno, da ragazzo, passò da centrocampista a difensore centrale. Poi vennero le giovanili dell’Hellas e l’esordio in Serie B nel 1993/94, a vent’anni, subentrando a Pessotto. Nel 1996 il trasferimento alla Roma, dove è rimasto dieci anni e ha vinto lo scudetto 2000/01 con Capello. Ha smesso ufficialmente nel 2019, dopo aver giocato anche in seconda categoria con il Sant’Anna d’Alfaedo, il paese in cui è cresciuto. È lo stesso calcio di base in cui oggi il San Zeno fa fatica. Secondo il Corriere di Verona, dal club è uscito anche Paolo Alberto Faccini, veronese del 1961, campione d’Italia con la Roma nel 1982/83.
Buchi mette in fila tre problemi. Il primo è lo sponsor storico, che da tre anni non c’è più. Il secondo sono i costi: il campo è del Demanio, quindi la società paga affitto e utenze, mentre molti club gestiscono gli impianti in convenzione con il Comune. Il terzo è la riforma dello sport, che ha eliminato il vincolo sportivo nel dilettantismo. «A uscire ogni anno non sono solo i pezzi migliori», spiega il presidente: senza vincolo i ragazzi se ne vanno e la continuità del lavoro si perde. A suo giudizio si va verso un calcio in cui resiste soprattutto chi ha imprenditori forti alle spalle.
Al posto del vincolo la riforma ha introdotto un premio di formazione tecnica per le società che crescono i giovani, con parametri fissati dalle singole federazioni. Le piccole realtà sostengono che la premialità sia diminuita e che i club professionistici o semi-professionistici abbiano campo libero. Il tema è discusso anche a livello nazionale, dove, riferisce il Corriere, c’è una proposta di legge per rendere obbligatorio il premio e ripristinare il vincolo.
Varrazzo ricorda che lo sport giovanile «non è una spesa» ma un investimento. Per ora al San Zeno restano l’Under 14, la prima squadra e un appello in attesa di risposte.



