di Rocco Fattori Giuliano (Foto NicoRadu)
Sedici punti e mezzo e dodici rimbalzi di media nelle prime quattro giornate, con quattro doppie-doppie su quattro partite. Mike Tobey, 32 anni, centro con un passato in NBA, sette stagioni in Spagna, un’EuroCup vinta e la maglia della nazionale slovena, è stato il primo grande protagonista del ritorno di Verona in Serie A: 19 punti e 11 rimbalzi a Tortona, 13 e 14 a Milano, 17 e 13 a Scafati, 17 e 10 a Reggio Emilia. Domenica scorsa a Trieste la serie si è fermata, insieme a quella della squadra: la Tezenis ha perso 108-99, interrompendo le tre vittorie consecutive, e Tobey ha chiuso con 16 punti e 8 rimbalzi, senza doppia-doppia.
Restano numeri che pesano nella storia del campionato. Soltanto 18 giocatori hanno aperto una stagione di Serie A con almeno quattro doppie-doppie consecutive, e un avvio così non si vedeva dal 2000/2001, quando Brent Scott ne mise in fila sei con Reggio Calabria. Tobey però non sembra pensare ai record: parla di mentalità, di spogliatoio, di bowling e di vino rosso. Lo abbiamo incontrato prima di un allenamento.
Mike, perché hai scelto la Scaligera? Cosa ti ha convinto rispetto alle altre proposte?
Quest’estate ho aspettato, parlando con il mio agente, e quando è arrivata questa opportunità mi è sembrata interessante. A volte cambiare aria e ambiente può darti nuove motivazioni. Ne abbiamo parlato con l’allenatore e con il mio agente e abbiamo deciso che valeva la pena provarci. Avevo sentito parlare benissimo dell’Italia, della sua cultura cestistica, e finora è stato fantastico: sono davvero contento della scelta.
Hai molta esperienza europea: come trovi il campionato italiano e quali sono le differenze più evidenti rispetto agli altri campionati?
È un campionato molto competitivo, e si vede anche da fuori che c’è un grosso investimento. Sono tutti entusiasti per l’arrivo della NBA Europe, e questo è un mercato enorme: le squadre stanno puntando forte sulla lega. Storicamente è stato un campionato straordinario e credo abbia l’ambizione di tornare a quel livello. Sta crescendo.

A proposito di NBA Europe, ne hai parlato con Luca Dončić, tuo compagno in nazionale?
No, non ne abbiamo parlato. Però immagino che non sarebbe male averlo coinvolto in qualche modo: è un’icona in NBA e lo è anche in Europa.
Contro Reggio Emilia, su una palla vagante, Andrea Loro si è tuffato conquistando due tiri liberi per la squadra. La prima cosa che hai fatto è stata caricarlo. Com’è la chimica nello spogliatoio e qual è il tuo ruolo in un gruppo che mescola giovani e veterani?
Quella giocata di Andrea è stata incredibile. Mi sono esaltato perché era un pallone che poteva tranquillamente finire fuori, nessun dramma, e invece lui ha fatto una giocata di pura energia. Dice molto di lui: non molla mai un possesso, e per noi è enorme. Abbiamo un buon mix di giovani e veterani: i veterani giocano da veterani, i giovani da giovani. Fanno cose splendide, piene di energia, e magari anche qualcosa di un po’ folle. Ma quell’azione ci ha dato una scossa.La chimica, onestamente, è stata ottima fin qui. Si è visto anche nell’ultima partita: sette o otto di noi in doppia cifra, abbiamo condiviso la palla benissimo. Non è comune avere dei giovani così disposti a passarla, nella certezza che poi tornerà indietro. Molti ragazzi vanno a giocare a bowling insieme. Io no, ho dei figli piccoli a casa, ma non so se sia merito del bowling o di cos’altro: bisogna tenerselo stretto.
Sempre dopo Reggio Emilia sei entrato in un club ristrettissimo: la quarta doppia-doppia in altrettante gare, cosa che in Serie A non si vedeva dal 2001, l’anno in cui sono nato io. Solo 18 giocatori ci sono riusciti. Che significato ha per te?
È una bella cosa, ma io cerco solo di fare quello che serve alla squadra. Negli anni ho provato ad autovalutarmi e, per quest’anno, il passo più importante che volevo fare riguardava la testa. Sul piano fisico ho lavorato tanto, in passato. Stavolta il focus era sull’aspetto mentale, sul controllare ciò che si può controllare.Ascolti tanti atleti parlare di restare nel presente, e io sono arrivato a una consapevolezza: a rimbalzo conta soprattutto l’impegno. Non puoi decidere dove rimbalzerà la palla, quello dipende anche da altro. Ma puoi decidere di andare su ogni rimbalzo, a ogni azione, e a fine possesso ti giudichi con un sì o un no: ci sono andato o no. È semplice, ed è una cosa a cui quest’anno sto dando molta più attenzione.
Hai parlato di testa. C’è un aspetto tecnico che vorresti migliorare?
L’aspetto mentale. Come persone, nella vita di tutti i giorni, tendiamo a concentrarci su cose specifiche, e nel basket è il tiro, il palleggio e così via. Ma ho 32 anni e alle spalle anni e anni di allenamento. Quando mi sono valutato, la cosa su cui potevo crescere di più era quella mentale. La stagione è lunga, ci sono tanti saliscendi. Ho lavorato un po’ con uno psicologo dello sport, come avevo già fatto in passato, e mi sono accorto che molte parti del mio gioco funzionano meglio quando sono mentalmente più costante. Per me la parola chiave è consistenza.
Si vede anche dal campo: canti, ti diverti, sembri presente nel momento. È un ambiente sano. Come ti trovi a Verona e con i tifosi?
Benissimo. È una città splendida. Non sapevo quasi nulla prima di arrivare: basta una ricerca veloce su Google e ti esce subito Romeo e Giulietta, la città di Shakespeare. Ma è davvero bellissima, ha tutto quello che serve. I tifosi sono stati fantastici in entrambe le partite casalinghe: ci spingono, sono positivi, e un giocatore lo apprezza tantissimo. Anche quando giro per la città, un paio di volte mi hanno fermato per un saluto veloce. Spero solo che si continui a vincere. Credo che questo sia un gruppo speciale, ma la stagione è lunga, e quando arriva un’onda buona bisogna cavalcarla: i momenti negativi, per un singolo e per una squadra, fanno parte del gioco.

Hai già assaggiato qualcosa di tipico? Vino compreso?
Mi piace un bicchierino di vino, sì. Ho provato la cucina tipica e anche l’Amarone: un bicchiere, ma non ancora il risotto all’Amarone. La pasta al tartufo era deliziosa. Poi ho mangiato la carne di cavallo: è stato strano ordinarla, non è qualcosa che pensavo avrei mangiato crescendo, ma mi è piaciuta. Cerco sempre di godermi un po’ di cultura locale.
Parliamo dell’infortunio di CJ Massinburg, Coach Ramagli ha detto che vi siete preparati a questa situazione fin dal precampionato, per via dei problemi di disponibilità. Magari siete pronti.
Sì, e lo si è visto anche con Andrea, che non ha mollato quel pallone. Ci dispiace per CJ, per noi è un giocatore importantissimo, e aspettiamo di riaverlo appena sarà pronto. Non molliamo nemmeno se manca un giocatore importante: entriamo in ogni partita con tutto quello che abbiamo e con la mentalità di poter vincere. Quando CJ tornerà sarà un’altra grossa spinta.
Per ripartire dopo Trieste, Tobey e la Tezenis hanno subito l’occasione giusta: domani (sabato 31 ottobre, alle 20.30) tornano in campo al PalaMAGIS davanti al pubblico di casa contro l’Openjobmetis Varese.



