Editoriale #75 – Richiamo allo sport

Per i giovani lo sport non è più una priorità. Questo è il dato preoccupante che emerge da studi e indagini conoscitive elaborate negli ultimi anni da enti e agenzie specializzate (a tal proposito mi piace ricordare quella elaborata, e presentata poco più di un anno fa, dal Coni Verona in collaborazione con Studio Ghiretti di Parma e Diocesi di Verona n.d.r.).
Come se non bastasse, il Covid ci ha messo del suo, ‘raffreddando’ ulteriormente l’interesse per la pratica sportiva e avvicinando ancor di più i ragazzi a divani, console e smartphone.
Nel Veneto la situazione è, fortunatamente, meno preoccupante rispetto alla media nazionale; infatti nella nostra regione si stima che solamente il 12% dei ragazzi in età adolescenziale (fine scuole medie, inizio superiori) abbandoni definitivamente lo sport.
Inoltre, e questo è un altro dato molto interessante, una buona percentuale volta le spalle allo sport strutturato (in squadra e con tesseramento societario) per dedicarsi a discipline ‘nuove’ ed individuali come arrampicata, skate, parkour, padel.
Su questo ultimo dato credo si debba riflettere con attenzione perché da qui si deve partire per programmare con attenzione il futuro dello sport giovanile.
È impensabile pretendere che le nuove generazioni si avvicinino alla pratica sportiva senza che federazioni, società sportive, enti di promozione e dirigenti non apportino i giusti correttivi e, soprattutto, non propongano qualcosa di veramente nuovo e innovativo.
Si devono in primis cambiare le modalità di dialogo, di confronto e di contatto; open day o volantini in cassetta non sono più sufficienti.
Dobbiamo parlare ai nostri ragazzi di sport e dobbiamo farlo in modo diretto, semplice e spontaneo. Nessun effetto speciale, nessuna promessa strana: lo sport è quello che è ovvero gioco, divertimento e rispetto.
Dobbiamo soprattutto ascoltarli e capire veramente cosa si aspettano dallo sport.
Se riusciremo in questo passaggio sono convinto che potremo a garantire un futuro alle discipline sportive e soprattutto rendere migliori i nostri figli, farli diventare (o almeno provarci seriamente) uomini e donne che troveranno nello sport la forza per affrontare con maggiore determinazione e onestà la vita.

Voglio infine chiudere questo editoriale con due citazioni.
La prima è del campione NBA Giannis Antetokounmpo dei Milwaukee Bucks che alla domanda se l’uscita al primo turno dei playoff abbia reso la sua stagione un fallimento, ha risposto così: “Non c’è fallimento nello sport. Ci sono giorni buoni e giorni cattivi. Alcuni giorni riesci ad avere successo. Altri giorni no. Alcuni giorni è il tuo turno. Alcuni giorni non è il tuo turno. Lo sport è questo. Non si vince sempre”.
La seconda è di Carlo Ancelotti, allenatore del Real Madrid, che ha commentato così le parole di Antetokounmpo: “Quello che ha detto è stato fantastico. Il fallimento è quando non provi a fare qualcosa nel miglior modo possibile. Quando cerchi di fare del tuo meglio hai la coscienza a posto e questo non è mai un fallimento, non solo nello sport ma nella vita”.

Chapeau.