Editoriale #78 – Torniamo a parlare (e ad ascoltare) con lo sport

Comunicare con i giovani, una bella sfida per noi boomer abituati a linguaggi e a ritmi senza dubbio più lenti. La tecnologia, dal nostro punto di vista, ha reso tutto più veloce e meno umano, trasformano il dialogo de visu con i ragazzi un’opzione/operazione obsoleta e poco pratica.
Ma siamo davvero sicuri che le cose stiano così? Siamo sicuri che i nostri ragazzi si accontentino di navigare, chattare, scrollare e postare o è una convinzione che ci siamo voluti creare (più o meno inconsciamente) per delegare alla tecnologia un ruolo che dovrebbe essere nostro e che noi (per motivi vari ed eventuali) non riusciamo più a sostenere?
Probabilmente sto un po’ esagerando, anzi sicuramente è così. Forse ho la presunzione di credere che le mie paure e miei dubbi di padre siano uguali a quelli del 99% dei genitori.
È senza dubbio innegabile che noi ‘grandi’ molte volte decidiamo, a priori, di evitare e di non proporre ai nostri figli argomenti o situazioni che riteniamo non in linea con il loro mondo.
Dallo scorso anno scolastico ho la fortuna e il privilegio di andare nelle scuole con il progetto ABC dello sportivo dei Centri Giovanili don Mazzi e di incontrare migliaia di giovani studenti (nello scorso anno scolastico 2023/2024 oltre seimila, in quello attuale prevediamo di incontrarne quasi il doppio…) ai quali dico sempre: “Non siamo qui per stupirvi con effetti speciali o per insegnarvi a stare al mondo. Il nostro obiettivo è trascorrere con voi un po’ di tempo durante il quale parlare semplicemente di sport”.
All’inizio, soprattutto nelle scuole superiori (secondarie di secondo grado, per essere preciso…), il mio intervento non è accolto con grande attenzione. Successivamente, dopo averli attratti-distratti con un paio di video ‘che gasano’ con la colonna sonora strong, gli sguardi cominciano ad essere più presenti.
Iniziano poi i racconti degli ospiti – sportivi ed ex sportivi, alcuni dei quali campioni Mondiali e Olimpici – testimonianze che rivivono momenti di sport e di vita unici, ricchi di emozione, sentimento, passione e cultura.

Al termine di queste storie di sport inizia il bello, ovvero il confronto tra studenti (giovani) e sportivi (solitamente adulti). Ed è in questo momento che capisci che l’attuale universo giovanile non è (tutto) così brutto e lontano dal nostro come crediamo.
Dietro allo schermo dei cellulari e ad una varietà linguistica spesso informale, molto espressiva e particolarmente creativa, si celano ‘semplici’ adolescenti che sanno ancora emozionarsi, ridere, scherzare ma anche intervenire a gamba tesa, ponendo domande pertinenti e a volte disarmanti.
Non gettiamo quindi l’acqua sporca insieme al bambino anzi, cerchiamo di tenere anche un po’ di acqua perché non è così sporca come pensiamo.
Alla tecnologia non possiamo ribellarci, al tempo che corre e scappa nemmeno, ma abbiamo ancora la possibilità di frenare un po’. Come? Parlando.

Lo sport è un agevolatore incredibile che aiuta ad arrivare dove non avremmo mai pensato di poter arrivare, uno strumento speciale per scoprire (e riscoprire) quella semplicità che è in tutti noi, ragazzi e ragazze comprese.
E allora l’augurio che faccio a tutti noi, in occasione del Natale e del nuovo anno, è quello di tornare a specchiarci negli occhi delle nuove generazioni e di rivedere in loro il nostro sguardo, le nostre insicurezze, la nostra semplicità, le nostre emozioni, la nostra voglia di stare insieme. Riprogrammiamo le nostre frequenze, parliamo di meno (e meglio) ed ascoltiamo di più i nostri ragazzi, senza pregiudizi e senza arroganza.
E facciamoci aiutare dallo sport (abbreviazione della parola inglese disport che significa letteralmente divertimento, giusto per ricordarlo) che fa bene al fisico, alla mente e al cuore. Sempre e a qualunque età.
Auguri!