Editoriale #80 – Fare sport per ‘essere’ e non per ‘apparire’

Intervista al Vescovo di Verona Mons. Domenico Pompili

Qualche settimana fa ho avuto l’occasione e l’onore di intervistare Mons. Domenico Pompili, da un anno e mezzo Vescovo di Verona: il suo arrivo ha portato una ventata di novità e di rinnovamento non solo all’interno dell’ambiente ecclesiastico. Un cambiamento che passa anche attraverso un importante cambio nella modalità di comunicazione e confronto con i vari soggetti della comunità scaligera.
Con il Vescovo Domenico abbiamo (ovviamente) parlato di sport e di quanto la Diocesi di Verona stia puntando su questa tematica per creare rete e momenti di incontro/confronto, soprattutto per quanto riguarda il mondo giovanile.

Vescovo Domenico, cos’è per lei lo sport?
Lo sport è quella parte della nostra vita che ci riconcilia con la nostra condizione più profonda perché ci fa vivere senza uno scopo utilitaristico ma è finalizzato semplicemente al proprio benessere e all’incontro con l’altro.

Lo sport viene sempre indicato come importante veicolo per trasmettere buone pratiche e valori sociali ai più giovani. Peccato che poi si tenda a scadere nel superficiale puntando più ‘ad apparire’ che ‘ad essere’… Nello sport c’è chi parla e chi pratica. Va fatta quindi una fondamentale distinzione per evitare che lo sport diventi motivo di semplice confronto dialettico. Lo sport deve essere in primis un’esperienza praticata. Quando è praticato lo sport ci aiuta effettivamente a recuperare la dimensione di rapporto con il proprio corpo che oggi, per una serie di ragioni, oltre a quelle legate al mondo della tecnologia, tende ad essere un po’ censurato. E ovviamente ci permette di creare una rete sociale e di valori davvero molto importante.

Mens sana in corpore sano: è una locuzione ancora valida per i nostri tempi?
Direi di si. Quando anche il corpo riesce a respirare tutto diventa più semplice. L’essere umano è costituito dal corpo e dell’anima con lo spirito per cui non possiamo pensare di poter ragionare di poter vivere indipendentemente dal corpo. Noi ‘siamo’ un corpo più che ‘avere’ un corpo e quindi lo sport da questo punto di vista da una dimensione che, in forme diverse, ci accompagna per tutta la nostra esistenza.

Un messaggio a chi pratica sport e un invito a chi, al contrario, non pratica…
A chi pratica sport auguro semplicemente di continuare a farlo con la stessa costanza e con la stessa gioia, perché lo sport produce buon umore e offre la capacità di liberarsi da taluni pensieri ossessivi che qualche volta ci intristiscono; muoverci ci aiuta a vedere le cose da un altro punto di vista. A chi invece non pratica sport dico semplicemente di riconsiderare la possibilità di farlo! Mentre si fa sport si riacquista anche tempo per sé stessi e ci si sottrae anche alla tirannia di tante cose che, spesso, non sono così necessarie. Lo sport ci fa entrare in una dimensione non immediatamente produttiva e proprio per questo motivo ci aiuta a vedere le cose con una distanza critica. Distanza critica che può aiutare
a capire e a distinguere le cose veramente importanti da quelle semplicemente urgenti. Una distinzione decisiva perché molte volte siamo presi dalle cose urgenti che, non necessariamente, sono importanti.