Genitori e figli: comunicare per sconfiggere il cyberbullismo

Con l’inizio della scuola si apre anche per i genitori una possibile fase di rinnovo del dialogo con i figli: il dialogo diventa, oggigiorno nel mondo di internet, saper impostare delle parole chiave su cui avere un sottobosco comune, e così poter parlare di argomenti felici e belli, ma anche di argomenti deludenti e tristi.

Che caratteristiche deve aver il dialogo?

Il dialogo deve essere rispettoso e attento ai tempi e alle pause. Importante è avere tempo, non fretta. All’inizio, più tempo si dedica alla ricerca delle parole chiave per il dialogo e più si pongono le basi di fiducia e di stima, che apriranno poi alla possibilità di esplorare tutto il mondo del figlio.

Le pause servono per far riflettere sui temi della comunicazione. Il tema può richiedere più tempo di riflessione e questo tempo deve essere dato e concesso. Spesso il ragazzo/a torna da scuola e si chiede “Com’è andata a scuola?”, e la risposta potrebbe essere “Bene.”.

In effetti il dialogo sembrerebbe finito e soddisfacente per entrambi. Ma, se il genitore voleva sapere di più, è la domanda ad essere sbagliata e non la risposta: una domanda più efficace potrebbe essere “Bentornato Figlio/a, adesso ti rilassi e ti sistemi, poi mi piacerebbe che mi raccontassi la tua giornata. E se vuoi ti racconto io la mia.”.  È accogliente, completa e permette di creare un rapporto di tempo e pausa che il ragazzo può gestire.

Chiedere di raccontare la propria giornata è una condivisione. Se il genitore condivide le emozioni nella storia è più probabile che anche il ragazzo lo faccia.

Ogni tanto bisognerebbe anche spiazzarli i figli: una domanda inattesa, diversa, che abbia un senso particolare. Potrebbe essere un quesito sul cantante preferito, sull’ultimo telefono uscito, oppure su un articolo, condividendone la notizia e le emozioni.

I bambini e i ragazzi hanno bisogno di genitori attenti e partecipativi che non giudicano, ma che possano essere di supporto; non amici, ma adulti con cui possono confrontarsi.

Aprire al dialogo.

Allora, i temi caldi che possono creare vergogna, come essere vittima di cyberbullismo «il termine che indica un tipo di attacco continuo, ripetuto, offensivo e sistematico, attuato mediante gli strumenti della rete» risultano argomenti che si possono (anzi, si devono) far emergere. La forza negativa del fenomeno è far chiudere e far vergognare la vittima, in maniera che si senta da sola; e il tempo qui gioca un ruolo importante. Consolidare relazioni positive e di fiducia permette al figlio di aprirsi appena viene percepito il disagio e non dopo, quando potrebbe essere troppo tardi.

Il cyberbullismo lascia tracce piccole, lacera e ferisce la personalità della vittima, senza lasciare tagli visibili: agisce dentro.

Il genitore deve dare ai figli un ambiente carico di ascolto e di confronto. Fatelo su tutti i temi. Da quelli più divertenti a quelli tristi, dalla bellezza della natura ai problemi dell’inquinamento, dalle applicazioni che usano fino alla tecnologia che impatta sulla loro quotidianità. Ogni tema affrontato genera emozioni che vanno condivise: sapere cosa provano è importante tanto quanto essere a conoscenza di cosa fanno. Questo permette di creare una base solida di supporto.

Consapevolezza e apertura al dialogo, con i tempi e le pause giuste. Condivisione di temi da narrare, per creare una base di fiducia. Il genitore è chiamato a fare tutto questo, specialmente oggi, nell’epoca dell’internet quotidiano.

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