Goggia la roccia

SportdiPiù Magazine Veneto ha intervistato Sofia Goggia, campionessa olimpica ma soprattutto con una donna che, in più occasioni, ha dimostrato come la volontà e la determinazione possano fare la
differenza soprattutto nelle difficoltà.

Sofia, partiamo… dall’inizio: come e quando hai avuto il tuo primo approccio con gli sci?
«Da piccola i miei genitori mi portavano a Foppolo dove abbiamo una casa di
famiglia, per cui è stato amore a prima vista».
La famiglia ha avuto un ruolo determinante nella sua crescita sportiva?
«Si, anche se mio papà e mai mamma non mi hanno mai imposto nulla, se non trasmesso l’amore per la montagna».
Di solito le prime delusioni intese come sconfitte, cadute e rivalità, sono difficili da digerire. Com’è stato il suo primo approccio con l’agonismo?
«Ho avuto alcuni infortuni importanti sin dalle categorie giovanili, hanno rappresentato qualcosa di più importante rispetto ai risultati sul campo, che pure hanno avuto la loro importanza per farmi crescere».
Ore e ore di allenamenti, tornare tardi la sera e poi dover studiare è la vita quotidiana di chi pratica sport ad alti livelli. È stato così anche per te?
«Si, lo è stato, ma l’ho fatto sempre con grande entusiasmo e voglia di inseguire entrambi gli obiettivi, sia in campo scolastico che in campo professionale».
Il periodo cruciale è l’adolescenza. Infatti, molti giovani a questa età lasciano lo sport per seguire altre strade. Com’è hai vissuto questo periodo turbolento?
«Ho vissuto al meglio la mia fase dicrescita, facendo qualche sacrificio come è giusto che fosse, ma sono stata ampiamente ripagata dal destino».
Credi che in Italia la possibilità di studiare per chi fa sport ad alti livelli sia compromessa?
«In Italia esistono i licei sportivi, la situazione rispetto al passato è un po’ cambiata in meglio, anche se il modello americano, dove ci sono i College che permettono di studiare e fare sport, è
concepito in maniera diversa».

(leggi intervista completa su SdP n.71/2022 – pag. 78)

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