(Alberto Cristani)
Ci vuole calma ed equilibrio. Siamo onesti: il Verona visto ieri sera al Bentegodi non meritava di perdere. Se, alla fine del primo tempo, l’Ascoli fosse rientrato negli spogliatoi sotto di due o tre gol, nessuno avrebbe avuto nulla da eccepire. È altrettanto vero, però, che i gol bisogna segnarli e che, soprattutto, non si può alzare il piede dall’acceleratore quando il risultato è ancora in bilico.
Il gol di Mulattieri, splendidamente servito da un ottimo Le Borgne, ha probabilmente illuso — più la squadra che i tifosi — che la partita fosse ormai in ghiacciaia. Invece, nel giro di tre minuti, l’Ascoli — buona squadra, ma onestamente nulla di più — ha prima pareggiato e poi ribaltato il risultato. L’assalto finale, confuso e inconcludente, ha comunque prodotto almeno un paio di occasioni per pareggiare, ma prima Mulattieri e poi Livramento hanno ciccato clamorosamente.
Marco Baroni, a fine partita, è stato chiaro: “Non è un problema di equilibrio, ma di superficialità. C’è da lavorare. Abbiamo fatto un passo avanti rispetto alla gara con l’Entella, ma il problema è che non puoi permetterti di passeggiare. C’è da lavorare su questo aspetto, eliminando la superficialità e la mollezza da parte di qualcuno”»”.
A mio avviso, il sunto della partita è tutto qui e sono altresì convinto che, in condizioni “normali”, non ci sarebbe stata contestazione.
Purtroppo, i tifosi gialloblù sono ancora imbufaliti per la pessima e indecorosa retrocessione di pochi mesi fa e, quindi, oggi non sono disposti ad accettare nemmeno una virgola fuori posto.
Ecco perché il campionato di Edmundsson e compagni sarà doppiamente complicato: l’impressione è che le prestazioni, da sole, non saranno sufficienti. Non basterà più soltanto sudare e onorare la maglia. I tifosi vogliono punti e promozione.
Tutto condivisibile, ma, come scritto sopra, ci vogliono equilibrio e — almeno un po’ — di pazienza.
Questa squadra deve ritrovare una propria identità — che non aveva nemmeno nello scorso campionato — e, soprattutto, deve costruire un gruppo solido e compatto, indispensabile per affrontare i “campi minati” della cadetteria. Per riuscirci, però, ha bisogno del sostegno di chi, da sempre, sostiene e ama i colori gialloblù.
In questo percorso — e che percorso — la società deve fare senza dubbio la propria parte, perché è evidente che la squadra presenta delle lacune soprattutto in difesa — Oyegoke e Fallou sono inadeguati —, a centrocampo — serve un “falegname”, almeno in attesa del rientro di Serdar — e in attacco, dove Mulattieri, Sarr e Mosquera non hanno caratteristiche da killer dell’area di rigore.
Mancano ancora sette giorni alla fine del mercato e, in attesa di capire che fine faranno Suslov e Belghali, Sogliano ha l’obbligo di mettere a disposizione di mister Baroni le migliori soluzioni possibili per tappare le falle di una squadra che — anche in questo caso bisogna essere onesti — può contare pure su diverse buone individualità.
Sabato l’Hellas sarà ospite del Padova, che ha battuto a domicilio il Pisa. Le tre retrocesse sono tutte ko: non è un caso. Fare pronostici è inutile e un’altra eventuale sconfitta non cambierebbe nulla a livello di classifica e di obiettivi finali. Il campionato di Serie B è lunghissimo e pieno di insidie. Non è una gara sui cento metri, ma una lunga maratona, nella quale sarà importante esserci quando il gioco si farà duro.
Chi va allo stadio ha il diritto di contestare, ma è altrettanto vero che la contestazione deve avere valide motivazioni. Far pagare a questa squadra lo schifo della scorsa stagione non è corretto.
Presidio Investors, però, non deve approfittare della pazienza dei tifosi. Altrimenti il rischio, concreto, sarà quello di assistere a un campionato che potrebbe entrare negli annali. E non per la sua bellezza.
(Foto Hellas Verona)


