INTERVISTA ESCLUSIVA – Luca Pancalli: “Questo sport… CIPiace!”

di Giorgio Vincenzi – Foto CIP

Escludendo la prima edizione delle Paralimpiadi svoltasi a Roma nel 1960, la recente edizione di Tokyo è stata per il nostro Paese il più grande successo sportivo di tutti i tempi grazie alle 69 medaglie vinte, di cui 14 d’oro, e a un più che positivo nono posto nel medagliere generale. A farla da padrona, in termini di podi conquistati, è stato il nuoto con ben 39 medaglie, ma un altro dato importante che emerge dai Giochi che si sono svolti in Giappone è quello relativo alle discipline che hanno vinto delle medaglie, ben undici: tiro con l’arco, canoa, ciclismo, equitazione, judo, tiro a segno, tennistavolo, triathlon, scherma, nuoto, atletica. Altro fiore all’occhiello che l’Italia può vantare è il primato, anche se condiviso con la Cina, di un podio interamente azzurro, quello dei 100 metri T63 femminili.

Una soddisfazione per gli Azzurri che Luca Pancalli, 57 anni, presidente del Cip (Comitato Italiano Paralimpico, ente che promuove, disciplina, regola e gestisce le attività sportive agonistiche ed amatoriali per persone disabili sul territorio nazionale n.d.r.) all’indomani della chiusura dei Giochi in Giappone aveva così commentato: “Dopo questi risultati magnifici si riparte come abbiamo sempre fatto, non addormentandoci sugli allori ma sapendo che stiamo giocando una partita molto lunga e che il risultato deve ancora arrivare, partendo però da più avanti rispetto al passato. Ho ricevuto messaggi da persone che non conosco; siamo contagiosi e questo contagio positivo mi auguro non si spenga dopo lo spegnimento della fiaccola. Su questa fiaccola bisogna costruire un’Italia migliore. Nel nostro Paese ci sono tre milioni di disabili, togliendo gli anziani abbiamo più di un milione di ragazzi da intercettare. Tutto quello che abbiamo fatto a Tokyo mi auguro aiuti a tenere alti i riflettori sui percorsi di politica sportiva e sociale necessari per fare in modo che tra alcuni anni la nostra delegazione non sarà di 115 atleti, ma magari di 300 o 350”.

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