(di Rocco Fattori Giuliano)
La Tezenis Verona si presenta alla nuova stagione di Serie A1 forte della cavalcata dello scorso campionato, con una promozione arrivata attraverso i play-off di Serie A2, al termine di un percorso iniziato con il raduno dei primi di agosto e chiuso soltanto a metà giugno.
Un ritorno nella massima serie che porta con sé entusiasmo, l’obiettivo di una salvezza e, perché no, qualche ambizione più alta, in un campionato tra i più competitivi di sempre.
A guidare il gruppo è Federico Zampini, playmaker della squadra, che ha ricevuto la fascia di capitano. Lo abbiamo intervistato per parlare della nuova stagione, del gruppo scaligero e delle aspettative attorno al Pala MAGIS.

Federico, complimenti per la fascia di capitano: te l’aspettavi?
Non del tutto, ma un po’ lo speravo. Già lo scorso anno, anche in accordo con il coach, cercavo di avere questo ruolo in campo, trasmettendo alla squadra le mie sensazioni da playmaker. Sono davvero felice di questo riconoscimento.
Cosa significa per te essere capitano?
Oggi essere capitano significa soprattutto farsi sentire dalla squadra, essere un punto di riferimento che i compagni seguono e ascoltano, e fare da tramite tra giocatori, staff e dirigenza.
Che sensazione dà indossare la fascia in una piazza esigente come Verona?
È un onore. Essere capitano in una città come Verona con tutta la sua storia e giocatori di spessore, sia tecnico sia umano, che hanno portato la fascia da capitano prima di me.
Entriamo un attimino nella stagione, una Serie A1 conquistata lo scorso anno ai play-off con non poche difficoltà nonostante la squadra costruita per vincere…
Sicuramente la squadra dell’anno scorso, a bocca di tutti, era stata costruita appunto per la promozione. Magari prima ci aspettava una salita diretta, però come si sa mettere insieme tanti giocatori forti non sempre porta al risultato finale. Sono state sistemate alcune cose in corso d’opera e quindi a maggior ragione è stato ancora più bello e più emozionante perché abbiamo vissuto dal primo giorno di raduno, era la prima settimana, forse la seconda di agosto, fino ad appunto metà giugno.
Quanto vale in più questo percorso rispetto a una promozione diretta?
Sicuramente è molto più sentita rispetto ad promozione diretta perché abbiamo vissuto un altro mese mezzo insieme, abbiamo superato altri grandi ostacoli e il calendario durante i play-off non era dei migliori. Molte persone esterne ci davano per spacciati forse già il primo turno; siamo riusciti invece a ribaltare questi pronostici e dimostrare che noi eravamo lì per arrivare fino in fondo.
Che squadra è quella di quest’anno?
Il livello in Serie A1 è salito molto, anche perché dieci squadre su sedici giocheranno le coppe europee, e si sa già che ci saranno due retrocessioni. Il nostro obiettivo primario resta raggiungere la salvezza il prima possibile, ma abbiamo un buon mix di talento, gioventù ed esperienza che può permetterci di toglierci qualche soddisfazione in più: lo abbiamo dimostrato anche nelle prime uscite estive, tenendo testa a squadre più quotate di noi.
La preparazione è stata segnata dalle assenze: che bilancio ne trai?
È stato un pro e un contro. Da un lato ci ha costretto ad adattarci subito e a coprire più ruoli, uscendo dalla comfort zone; dall’altro non essersi mai allenati al completo può pesare sulla compattezza nella prima parte di campionato, quella decisiva per i primi punti in classifica.
Ci sono giocatori che ti hanno colpito particolarmente?
Non faccio nomi, ma alcune carriere parlano da sole: avere in rosa chi ha giocato Olimpiadi, Eurolega o ACB porta esperienza internazionale. Noi italiani, dal nostro canto, possiamo aiutarli a capire come funziona il campionato italiano, che sarà lungo e impegnativo anche per loro.
Tra i nuovi arrivati, chi ti ha sorpreso per come si è già inserito nell’ambiente?
Sicuramente R.J. Melendez. Classe 2002, quindi ancora giovane, è un giocatore fisico e dinamico, con un basket di transizione che si sposa bene con le idee del coach. Arriva da G League e college, e può portare freschezza e iniziativa che altri giocatori con un pedigree diverso fanno più fatica a garantire.
Come vedi coach Ramagli in questo avvio di stagione?
L’ho trovato subito motivato e felice di come è riuscito a costruire la squadra secondo la sua idea di gioco. C’è entusiasmo condiviso, la voglia di dimostrare che possiamo restare in questo campionato esprimendo la nostra pallacanestro nel modo migliore.
Che ruolo avrà il pubblico gialloblù in questa stagione?
Il calore dei tifosi durante i play-off è stato fondamentale, e quest’estate diverse persone mi hanno scritto di essere tornate ad appassionarsi al nostro basket. Spero che al palazzetto arrivi tanta gente già dalla prima partita contro Milano, la spinta del pubblico può fare davvero la differenza in un campionato così difficile.
Zampini chiude con un obiettivo che sente suo tanto quanto quello sportivo: riportare entusiasmo e pubblico al palazzetto. Magari già a partire dalla sfida d’esordio contro Milano il 4 ottobre.
Foto Scaligera Basket


