Pandemia: esperienza extra-ordinaria senza sport e in solitudine

Da un anno ognuno di noi si è trovato a fare esperienza extra-ordinaria di un altalena di emozioni dovute dalla destabilizzante e inaspettata pandemia. La situazione ha portato ad un peggioramento degli stati emotivi, innalzando i livelli di stress, incrementando l’irritabilità, portando a disturbi del sonno e paura di contrarre il virus. In tutti gli ambiti sportivi l’impatto delle restrizioni è stato imponente, registrando un maggior numero di attacchi di panico o stati depressivi.

Questo perché è risaputo che la pratica dell’attività sportiva ha benefici su diverse dimensioni dell’esperienza umana e che i suoi effetti sono terapeutici sulla qualità della vita. Infatti una corretta attività motoria contribuisce a far star meglio e migliora la capacità di gestire i problemi psicologici e gli stati emotivi negativi, anche quelli generati dalla pandemia.
Il lockdown ha modificato la routine anche nell’ambito sportivo, facendo confrontare i ragazzi con vissuti d’ansia, rabbia, tristezza, preoccupazione, solitudine, incertezza e contraddizioni. Infatti l’assenza di libertà nello svolgere lo sport ha visto i giovani più nervosi e irrequieti e, in altri casi, con diffuso senso di stanchezza e particolarmente apatici, privi della loro naturale energia.

Conosciamo il ruolo dell’attività sportiva nel mondo giovanile. Essa migliora il rendimento scolastico e favorisce una funzionale strategia di coping. Favorisce anche lo sviluppo delle regole e comportamenti etici. Purtroppo, in questi mesi in cui si è verificata un’interruzione o diminuzione significativa dell’esercizio fisico, hanno provato passività, un calo della motivazione e della competizione, mancanza di obiettivi, sentimenti d’ansia e paura. Anche il rientro all’attività sportiva, dopo un periodo di stop, ha suscitato una serie di emozioni, come la preoccupazione e l’ansia, e ostacolato la funzione di socializzazione, registrando un aumento degli abbandoni da parte dei più giovani.
Infine anche gli atleti hanno sperimentato un disagio dovuto al blocco degli allenamenti e al rinvio di alcune gare. Hanno così fatto i conti con la demotivazione e con gli stati d’ansia, dovuti dall’incertezza della situazione.

In questo periodo si sono create nuove modalità di relazione, come connessioni video-digitali, ma difficilmente sostituibili al vero e proprio incontro per i giovani. Quello che questa pandemia ci insegna è che il benessere di ciascuno passa dalla cura di sé, anche attraverso l’attività fisica e che, di fronte all’incertezza ancora purtroppo attuale, serve focalizzarsi sul processo, sul non mollare, anche quando si pensa che tutto sia perduto. Sono necessarie pertanto più azioni “step by step”.

Ilenia Bozzola – psicologa psicoterapeuta