(di Gianluca Ruffino – Foto Betteghella)
Per Francesco Bettella l’acqua non è soltanto il luogo dove allenarsi o gareggiare. È lo spazio in cui ha imparato a sentirsi libero, a crescere come atleta e come persona, fino a diventare uno dei protagonisti del nuoto paralimpico italiano. Dai primi tuffi da bambino ai successi internazionali con la maglia azzurra, Bettella ha vissuto una carriera fatta di costanza, sacrificio e passione, cresciuta di pari passo con il movimento paralimpico, che oggi ha sempre più visibilità.
Francesco, quando è nato il tuo rapporto con l’acqua?
Ho iniziato a nuotare da molto piccolo, all’età di tre anni. I miei genitori mi portarono in piscina sia per imparare a nuotare sia perché l’attività fisica poteva essermi utile. All’epoca il nuoto paralimpico era molto meno conosciuto di oggi, così frequentavo i corsi insieme a bambini senza disabilità. Per dieci anni è stato soprattutto un divertimento. Con l’adolescenza, però, qualcosa è cambiato. Mi sentivo a disagio a stare in costume con ragazzi della mia età e, nuotando più lentamente, finivo spesso ad allenarmi con bambini più piccoli. Così interruppi quel percorso, finché non entrai in contatto con l’ASPEA Padova, società che permetteva alle persone con disabilità di praticare sport agonistico. Da lì è iniziata la mia vera carriera. Oggi invece sono tesserato per Civitas Vitae Padova.
Quando hai capito che il nuoto poteva diventare qualcosa di importante? Ho iniziato l’attività agonistica nel 2004, a 15 anni. All’inizio era soprattutto un’occasione per divertirmi, fare amicizia e stare bene con i compagni di squadra. Mi allenavo poche volte alla settimana, ma vedevo che i risultati miglioravano. Verso i vent’anni ho deciso di capire fin dove potevo arrivare. Nel 2009 è arrivata la prima convocazione in Nazionale per i campionati europei: quello è stato il vero cambio di mentalità. Ho iniziato ad allenarmi molto di più, con una preparazione più accurata, e l’anno successivo è arrivata la mia prima medaglia ai Mondiali.





