(di Giorgio Pasetto)
Il caso Locatelli (vedi SportdiPiù magazine 116 n.d.r.) è particolarmente interessante perché parliamo di un atleta professionista, per il quale tornare rapidamente in campo ha un valore enorme. Eppure l’obiettivo non può essere soltanto accorciare i tempi di recupero. Bisogna pensare anche a quale ginocchio avrà quell’atleta tra dieci, venti o trent’anni. È un cambiamento culturale importante: non chiedersi soltanto “quanto tempo serve per tornare?”, ma “quanto possiamo conservare di questo ginocchio per il futuro?”.
Lo stesso principio riguarda l’integrità legamentosa. Legamento crociato anteriore, crociato posteriore e legamenti collaterali costituiscono importanti stabilizzatori del ginocchio. Una loro lesione non riguarda soltanto la stabilità meccanica, ma può modificare anche il controllo neuromuscolare e la propriocezione. Per questo, dopo un trauma, la semplice scomparsa del dolore non equivale necessariamente a un recupero completo. Forza, simmetria tra gli arti, capacità di frenare, atterrare, cambiare direzione e controllare il ginocchio sotto carico devono essere progressivamente recuperate prima del ritorno alle attività più impegnative.
E tutto questo porta inevitabilmente alla cartilagine articolare, probabilmente una delle strutture che maggiormente vogliamo preservare nel corso della vita. La cartilagine è un tessuto straordinariamente specializzato, capace di permettere lo scorrimento delle superfici articolari e di distribuire le pressioni, ma possiede capacità riparative limitate. La strategia migliore è quindi conservarla il più possibile.
Questo, però, non significa evitare il movimento. Al contrario, l’articolazione ha bisogno di movimento e di carico. Ciò che può diventare problematico è soprattutto un carico non adeguato alla capacità dell’organismo di sopportarlo. Sedentarietà prolungata seguita improvvisamente da attività intense, aumenti troppo rapidi dei volumi di allenamento, deficit di forza, sovrappeso e traumatismi ripetuti possono creare condizioni sfavorevoli. Il concetto fondamentale è semplice: la cartilagine non va “risparmiata” evitando il movimento; va protetta attraverso un movimento adeguato, una muscolatura efficiente e una progressione intelligente dei carichi.
Anche il peso corporeo conta, soprattutto in presenza di sovrappeso importante o artrosi, ma la bilancia racconta soltanto una parte della storia. Due persone dello stesso peso possono possedere capacità completamente differenti di tollerare il carico. Una buona massa muscolare, una corretta capacità aerobica e un sistema neuromuscolare efficiente permettono di affrontare molto meglio le richieste della vita quotidiana. Per questo il vero obiettivo non dovrebbe essere semplicemente pesare meno, ma essere fisicamente più capaci.
Prevenire significa quindi anche valutare. Forza del quadricipite, eventuali differenze tra arto destro e sinistro, mobilità, equilibrio monopodalico, qualità dello squat, controllo durante salti e atterraggi e capacità di sostenere progressivamente il carico possono fornire informazioni preziose prima che compaia un problema importante. In particolare nello sport, individuare precocemente deficit di forza o di controllo permette di impostare programmi specifici. Il principio è semplice: valutare, individuare i deficit, allenarli e rivalutare.
Con l’avanzare dell’età tutto questo diventa ancora più importante. La progressiva perdita di massa e forza muscolare riduce la capacità dell’arto inferiore di gestire i carichi. Per questo il lavoro contro resistenza non dovrebbe essere considerato soltanto allenamento sportivo, ma una vera strategia di salute. Un quadricipite forte, glutei efficienti, una buona mobilità e una propriocezione conservata costituiscono un vero e proprio sistema di protezione attivo del ginocchio.
Non possiamo evitare ogni trauma e non possiamo impedire completamente i processi legati all’età. Possiamo però arrivarci con articolazioni meglio preparate. Trofismo muscolare, forza, mobilità, propriocezione, controllo del movimento, integrità meniscale e legamentosa e corretta gestione dei carichi sono parti dello stesso progetto: conservare il ginocchio nel tempo.
La vera prevenzione non consiste quindi nel proteggere il ginocchio evitando di utilizzarlo. È esattamente il contrario: significa renderlo progressivamente più capace di affrontare ciò che gli chiediamo.


